mercoledì 4 marzo 2020

Il risveglio del demone (poesia, maledetta poesia) libro di Giuseppe Giordano Impremix Edizioni Visual Grafika

Il risveglio del demone (poesia, maledetta poesia) libro di Giuseppe Giordano Impremix Edizioni Visual Grafika
Un libro che è un saggio, un insieme di storie, una duplice raccolta di poesie (scritte in due distinti momenti della vita dell’anziano autore, come Giordano stesso si definisce). Ma non solo, Il risveglio del demone è anche un diario, un dialogo aperto dell’autore con i lettori e con se stesso, è una testimonianza, è un percorso nella storia culturale e sociale che parte dagli anni Sessanta del XX secolo per giungere ai giorni nostri. A scandire e unire il tempo ci pensano i nomi degli autori e della autrici citati e gli argomenti che si inseguono tra dotte citazioni, pensieri in libertà e riflessioni su ciò che era l’altro ieri ed è ancora oggi (tutto così uguale – tutto così diverso). Va specificato che a fondere insieme le varie parti non c’è solo la maestria di Giuseppe Giordano, c’è il demone, lo spirito guida che riporta a Allen Ginsberg e Alda Merini, a Socrate e Platone, a Teeteto, Glaucone e Alice (sì proprio lei quella del Paese delle meraviglie e forse ancora di più quella del Dietro lo specchio - o meglio di Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò) e a Galileo Galilei (ma di già che si parla di stelle l’autore non si dimentica di Samantha Cristoforetti l’AstroSamantha di cui l’Italia di oggi mena vanto e che l’immagine viva del presente). La poesia e le poesie diventano il tramite per una riflessione universale che ha come protagonista la vita stessa, raccontata unendo eventi culturali, testimonianze, scene di vita, ricordi lontani e vicini. Filosofi, poeti, scienziati e letterati e le parti in prosa (quasi saggi storici) fanno da tramite tra le poesie di ieri che parlano di follia, che vogliono essere uno spettacolo teatrale, che riprendono i versi di un antico poemetto per raccontare il Processo a una strega (questo per quel che riguarda il passato ritrovato) e le poesie di oggi che diventano elegie e aforismi. Il tutto unito sì in un’unica sinfonia, che però è ricca di miriadi di sfumature e che quindi sa rinnovarsi ad ogni pagina percorsa. Parole che si presentano, che cercano la provocazione, che invitano a essere lette per essere capite. Ma tanti altri sono i momenti e gli autori/autrici evocati dalla forza del demone (in greco antico δαίμων, traslato in dáimōn, cioè “essere divino”) che ha la facoltà di generare ricordi e trasmetterli attraverso le parole che in questo libro scorrono in prosa e versi, in un prima, un durante e un qui e ora. Davvero l’anima, il soffio vitale della memoria e dell’immaginazione, compie bene il suo lavoro e si bea ( e fa beare chi legge) di suoni e immagini che ci raccontano la vita nella sua bellezza e nel suo orrore (due facce dello stesso stupore). La commedia narrata si chiude con brevi aforismi, ma il demone lascia aperta la strada ad altri percorsi, che in parte ha già narrato in altri libri e ci dice che ancora molto c’è da scoprire. Il cerchio non si chiude, altre storie ci aspettano. Edgardo Rossi

giovedì 20 febbraio 2020

Altezza è mezza bellezza?

Altezza è mezza bellezza? Saggio sulla statura umana di Maurizio Molan (con il contributo di Riccardo Battaglia) Lindau Maurizio Molan è autore di un saggio che affronta un tema antropologico in modo originale, scientifico, ironico, storico e divertente (e con curiosità e scoperte interessanti). Il libro si presenta informando che: “L’autore prova a rispondere alla domanda scherzosamente riportata nel titolo, attraverso un’ampia analisi, che spazia dalle ricerche scientifiche alle indagini storiche, fino alle descrizioni dei personaggi che appartengono all’immaginario popolare, tra cui celebri nani e giganti, nonché alla tradizione letteraria”. Un impegno che Molan risolve brillantemente, partendo dalla riflessione iniziale sulla statura umana, specificando che cos’è l’antropometria, ricordando come la nostra specie è comparsa sul pianeta, aprendosi ad annotazioni scientifiche e informative, tutte documentate. Anche i casi curiosi vanno a completare un corollario di fatti che rispondono alla domanda proposta dal titolo. Molan non risolve il quesito (né lo pretende), troppe sono le varianti che caratterizzano la formazione del carattere e dell’aspetto fisico di ogni singolo individuo (unico e irripetibile), ma propone delle ipotesi, degli esempi, dei confronti che dimostrano che comunque la misura dell’altezza – o meglio – l’esigenza di misurare l’altezza è presente nella storia della nostra specie, che la percezione di noi è condizionata dal nostro aspetto fisico e che l’altezza è uno dei parametri più utilizzati. D’altronde il termine alto è usato per indicare doti positive, mentre basso è spesso usato per indicare delle mancanze in tante espressioni popolari, ed è in uso anche nel linguaggio giuridico e persino in sociologia. Molan non manca di far notare come la statura sia un problema più “sentito” e “misurato” nei maschi che nelle femmine (dal punto di vista psicologico è molto utile il capitolo curato dallo psicologo Roberto Battaglia, che apre ad altre riflessioni sul tema mantenendo la rotta sull’argomento trattato), narra di alcuni casi famosi e di alcune coincidenze (e stranezze). La narrazione è ben equilibrata, soddisfa e stimola la curiosità del lettore, invogliandolo ad approfondire i temi trattati, a confrontarsi anche con le proprie esperienze (lo stesso Molan usa la propria memoria per motivare ulteriormente il perché di questo libro, che nasce anche dalle sue esperienze di medico e dalla sua voglia di capire), a trovare riscontro con la quotidianità, fatta di abitudini che non nascono mai a caso e che andrebbero sempre analizzate. Chi osserva il mondo è portato a vedere prima ciò che appare evidente e solo in seconda battuta ciò che è meno evidente, sembra un fatto scontato, invece è frutto di tante varianti ed è legato alla nostra voglia di non fermarsi all’apparenza, ma l’azione di andare oltre ciò che si vede va coltivata, va sviluppata, può costare fatica. Questo libro ha il pregio di invitare a non fermarsi alla prima impressione, quindi è un buon libro che fornisce strumenti utili alla conoscenza di se stessi. Edgardo Rossi ISBN: 9788833532141

sabato 1 febbraio 2020

"La Shoah dei bambini" La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia, 1938-1945

"La Shoah dei bambini" La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia, 1938-1945 Bruno Maida Einaudi Editore Un libro che, come dice l'incipit della quarta di copertina "riattraversa «con occhi di bambino» le tragiche vicende della persecuzione antiebraica". Un libro potente che non solo ripercorre le tragiche vicende della comunità ebraica italiana, ma che dimostra come il raccontare la storia sia non un semplice ricordare o elencare fatti, ma un costante impegno ad attualizzare le vicende narrate per dare un nome ad ogni vittima e per riportare in vita quello che è stato. La storia diventa maestra di vita solo quando incide la consapevolezza di chi la studia e di chi la legge. Il passato non è solo l'evento che è stato ma è l'oggi, è la vicenda che rivive, è la voglia di conoscere veramente. Non si può capire un dramma orribile come fu la Shoah, una delle maggiori stragi perpetrata da uomini su altri uomini, se non si capisce che quello che è avvenuto potrebbe riavvenire, anzi, come giustamente sottolinea Maida, tali vicende sono nuovamente avvenute e stanno riavvenendo. Come dimenticare le guerre avvenute nella seconda metà del Novecento e quelle in corso e avvenute nei primi anni del Ventunesimo secolo? guerre che hanno coinvolto i bambini, che li hanno usati, li hanno snaturati, brutalizzati. È cronaca quotidiana di eradicazioni, di espropriazioni dei valori stessi, di quei valori che rendono la vita un qualcosa di più di un semplice percorso biologico. Maida, narrando le vicenda della persecuzione dei bambini ebrei ci insegna che essa fu una duplice persecuzione, i bambini si trovarono a convivere con un qualcosa che non potevano ancora capire, furono privati della loro quotidianità, del loro diritto ad essere bambini. Questa tragica verità vale sia per i bambini che morirono nei campi di stermino, sia per quelli che scamparono alle retate ma furono costretti a nascondersi, a distaccarsi dalle famiglie, a vivere sotto mentite spoglie, a imparare a dire bugie, il tutto per sopravvivere ad un qualcosa che non si comprendeva, a un mostro che aveva l'aspetto spesso del vicino di casa. Maida ci fa conoscere anche le azioni meritevoli, di chi aiutò e salvò molti ebrei, ma non dimentica il ruolo che ebbe il regime fascista nel creare un sistema persecutorio basato su un'informazione distorta, trasformata addirittura in materia da insegnare nelle scuole. Creare il nemico era un dovere, non importava se gli ebrei erano stati patrioti, o erano addirittura militanti fascisti, gli ebrei erano da considerarsi stranieri, erano una razza inferiore. Maida ha la capacità di narrare le vicende con la puntualità dello storico e la penna dello scrittore, il libro si colloca in un filone di indagine che vede un interesse costantemente in crescita verso la storia dell'infanzia del ventesimo secolo. Una scelta necessaria per un mondo che ancora non ha imparato bene a proteggere il proprio futuro, perché i bambini sono il futuro del mondo, il male che viene fatto a loro avrà ripercussioni nella storia che sarà. La storia è figlia di se stessa, non conoscere il passato significa negare il presente e inquinare il futuro. Edgardo Rossi Bruno Maida è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Storici dell'Università di Torino. Tra i suoi libri ricordiamo: Il futuro spezzato. Il nazismo contro i bambini (con Lidia Beccaria Rolfi, La Giuntina 1997); Dal ghetto alla città. Gli ebrei torinesi nel secondo Ottocento (Zamorani 2001); Prigionieri della memoria. Storia di due stragi della Liberazione Angeli 2002 (premio Ettore Gallo, 2005); La stampa del regime. Le veline del Minculpop per orientare l'informazione (con Nicola Tranfaglia) Bompiani 2005; Artigiani nella città dell’industria. La Cna a Torino 1946-2006 (Edizioni Seb27 2007); Non si è mai ex deportati. Una biografia di Lidia Beccaria Rolfi (Utet 2008); La Shoah dei bambini. La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia (1938-1945) (Einaudi 2013), Auschwitz e la Shoah. Storia per immagini dell'olocausto (1933-1945) (Edizioni del Capricorno 2015), L' infanzia nelle guerre del Novecento (Einaudi 2017).

martedì 14 gennaio 2020

De bello Gallico di Gaio Giulio Cesare - traduzione e note di Davide Cazzola

Il De bello Gallico è uno dei libri più noti della letteratura latina, opera scritta da Cesare non solo per raccontare la sua impresa ma anche (e soprattutto) per motivi propagandistici, libro in cui il condottiero e politico romano dimostra le sue grandi capacità di narratore e di curatore della propria immagine. Opera di grande valore letterario caratterizzata da una forma narrativa chiara, semplice, stringata. Dove Cesare attua scelte stilistiche precise e nette come dimostra il frequente uso del participio, sia come predicativo sia nel costrutto dell’ablativo assoluto, scelta che gli permette di sostituire le proposizioni esplicite, conferendo rapidità e scorrevolezza al periodo; o il ricorso alla proposizione relativa, arricchita dall’utilizzo di una molteplicità di usi e forme stilistiche (nesso relativo, relativo prolettico, proposizione relativa apparente) che gli consentono di assecondare le circostanze e la struttura armonica del periodo; utilizza anche il discorso indiretto, con la chiara intenzione di eliminare qualsiasi ostentazione di drammaticità, ridimensionando la retorica delle parole dei personaggi. D’altronde nello scorrere della narrazione Cesare non fa uso di nessuna nota superflua e di nessun fronzolo retorico, rendendo il racconto come un evento naturale, quasi come se fossero i fatti stessi a parlare, senza passionalità e senza riflessioni personali; in tal modo la narrazione scorre come un documentario di guerra. Interessante anche la scelta di parlare di se stesso in terza persona. Nella sua traduzione Davide Cazzola non solo dimostra di aver ben compreso la narrazione dell’autore, ma ne rispetta pienamente le scelte, ne esalta lo stile, dimostrando come la traduzione possa diventare essa stessa opera narrativa. Tradurre è una delle attività più complesse, spesso chi traduce tende ad interpretare il testo, a forzarlo. Talvolta è scelta obbligatoria, non sempre la traduzione rende appieno i significati di uno scritto di un’altra lingua, ma molti abusano di questa “presunta necessità”, Cazzola invece sceglie la coerenza e la linearità del testo originario e si regala (e ci regala) le sue considerazioni con delle note che giustamente definisce “serie, curiose ed ironiche”. Sceglie anche di dividere il testo latino da quello italiano, invitando implicitamente il lettore a percorrere le due strade in modo autonomo l’una dall’altra, per chi sa il latino una “sfida” a rileggere ciò che Cesare ci ha narrato; per chi non lo conosce la proposta della lettura del testo in italiano (ma con sempre la possibilità di confrontarlo con quello latino) che rispetta pienamente il testo latino e non lo travisa. Un lavoro di pregio, in cui ben si vede la competenza del curatore e la sua passione, in cui nulla è lasciato al caso, comprese le scelte fatte del testo proposto, tutto ben precisato nella pagine di presentazioni, con poche e misurate parole. Non resta che augurare buona lettura a chi vorrà accettare l’invito che Davide Cazzola porge a chiunque voglia accostarsi a quest’opera che in tanti conoscono e pochi hanno letto per intero (e questa “offerta” potrebbe essere una bella occasione per farlo). Edgardo Rossi